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Hans Hofmann:
Effervescenza - 1944 - Berkeley, California, University Art Museum
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Hans Hofmann è una figura assai singolare nel
panorama dell'Informale nordamericano. Si tratta infatti di un'artista
della generazione cubo-espressionista, essendo nato nel 1880 (a Weussenburg,
in Germania), e quindi "spiazzato" cronologicamente rispetto
alla fisiologia creativa che guida il passo di coloro che hanno affrontato
"in tempo reale" la problematica del cosiddetto Espressionismo
astratto. Questa peculiarità biografica incide sugli esiti del
tragitto di Hofmann, portandolo ad essere ora profetico anticipatore,
ora invece quasi seguace dei protagonisti della nuova stagione. Va detto
innanzitutto che l'artista, in funzione della sua nascita così
"precoce", si trova ad attraversare esperienze assai diverse,
a cominciare dalla presenza a Monaco, sul finire dell' '800, e successivamente
a Parigi, fra il 1904 e il '14, cioè negli anni in cui sbocciano
e maturano i grandi eventi dell'arte d'inizio secolo, il Fauvismo e il
Cubismo. Ma Hofmann, quasi sentendosi escluso da questi fermenti, non
li esprime autonomamente, non entra cioè a far parte della schiera
di artisti che li rappresenta, limitandosi a respirarne l'aria.
Il passaggio seguente è quello in direzione degli States, dove
l'artista è presente fin dai primi anni Trenta, e apre addirittura
una scuola a New York a partire dal '33. È soltanto ora, alla non
più giovane età di oltre cinquant'anni, che Hofmann si affaccia
direttamente sul proscenio artistico. Parlando dei suoi lavori afferma
che: "lo spazio è vivo, dinamico, fluttuante e ambiguamente
dominato da azioni e reazioni, movimenti e contromovimenti che tutti insieme
vengono sentiti, in ritmo e controritmo, come la quintessenza dell'esperienza
vitale. Le leggi proprie della superficie pittorica permettono all'immagine
di svilupparsi in perfetto accordo con l'esperienza di natura, quando
noi riusciamo a potenziare i mezzi pittorici in modo da portarli ad una
reciproca rispondenza plastica e psicologica. Per questo è importante
rendersi conto del fatto che ogni attivizzazione plastica della superficie
pittorica crea su di essa, non solo reali movimenti bidimensionali, bensì
contemporaneamente suggeriti movimenti tridimensionali, nel senso di Push
and Pull; cioè, nel senso di un dentro e fuori della profondità".
Su queste prime prove, legittime soprattutto per innescare la tradizione
europea sul filone del nascente Informale nordamericano, viene a calare
un primo interdetto all'inizio del nuovo decennio, quando l'artista, anticipando
Pollock e tutta la problematica del dripping, produce opere come String,
del '40, e successivamente Effervescence e Early Fall, del '44 e '45.
Siamo cioè in presenza di una calda testimonianza di action painting
o, quanto meno, visto che la pratica del dripping in realtà non
viene perseguita, di una pittura che si getta a capofitto sulla tela.
Rispetto a Pollock, o a de Kooning, si nota una minore coscienza della
tensione formale; Hofmann, cioè, corre il rischio di essere troppo
ardito nella sua scelta, di non tenere conto dei valori strutturali, che
anche nei Pollock più focosi si dimostrano abili a costruire se
non altro una scansione ritmica. Hofmann è invece disarticolato,
tira all'esagerazione, e questo va almeno in parte attribuito al suo ritardo
generazionale.
Nella seconda metà degli anni Quaranta, sembra che l'artista faccia
un passo indietro, recuperando in un'opera assai interessante come Ecstasy
stilemi gorkyani, ma con una grafia assai epidermica, che parla ancora
la lingua matissiana, anche se la traduce nel lessico biomorfico; rispetto
a Spring, di quasi sette anni avanti, questo lavoro appare come un implicito
anacronismo, e dà conto degli slittamenti interni all'operare dell'artista.
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